
Novara
Novara fu marchesato farnesiano dal 1538 al 1603.
Il suo territorio – compreso tra i fiumi Sesia a ovest e Ticino a est, i laghi d’Orta e Maggiore a nord, e Vigevano a sud – alla fine del Cinquecento era presentato in questi termini in una Discricione dil Marchesato di Novara, opera di Girolamo Migliavacca, in cui alla carta geografica erano affiancate accurate legende che elencavano le 81 “Famiglie nobile di Novara” e gli 85 “Feudatarij delle terre del novarese”:
La citta di Novara e posta sopra sito alquanto ellevato antichissima e richissima piena di nobilta, produce belli ingeni e pero e piena di molte lettere, mantiene publiche lettione di legge, Filosofia, Theologia, Rettoricha. Il suo territorio s’estende per longhezza quasi miglia trenta non manco vagho che fertile, abondante di vini di tutta bonta, ollio, lini, leghumi, fieni, et bestiame d’ogni sorte, formento, segale, e risi, n’ha in tanta copia che ne soviene in gran quantità altre natione, e ripieno di molte terre et castelli d’antico nome habitati da molto popolo che hanno sembianza per grandezza di grosse città ritiene duoi laghi, uno detto lagho Maggiore la cui grandezza ognun lo sa, l’altro si chiama lagho d’Orta pure anch’esso di più mediocre grandezza posseduto dal Vescovo di Novara con suprema autorità in temporale, et spirituale, et aministra assoluta giusticia sopra de vintedue et piu terre, oltra il contado di Surisio, Ha di più il Novarese che viene irigato dalli fiumi Sesia, Ghogna, e Terdobio che lo rendeno di quella fertilità che sopra habbiammo detto, et in somma produce quanto conviene al vivere humano eccetto sale, et speciarie [Parma, Archivio di Stato, Fondo Farnese, Feudi e Comunità, Novara, 122, settore Confini. La carta è riprodotta in Andenna 2016, alle pp. 49 e 51].
La concessione del feudo, frutto di un accordo stretto dai diplomatici imperiali e da quelli papali, venne sancita e regolata in un diploma che Carlo V sottoscrisse a Barcellona il 27 febbraio 1538 [una riproduzione del documento – ora conservato nell’Archivio di Stato di Parma, Fondo Farnese, Feudi e Comunità, Novara, b. 121 – in Andenna 2016, pp. 20-21]. Il 18 luglio dello stesso 1538 e poi il 14 settembre 1539 il testo venne integrato di un’Interrinatio privilegii e di una Declaratio mentis Caesariae Maiestatis super privilegio Novariae.
La concessione era presentata come un gesto gratuito con il quale veniva premiata la fedeltà alla causa imperiale del duca di Castro, Pier Luigi Farnese, in particolare il suo apporto militare (aveva partecipato al Sacco di Roma del 1527, azione per la quale era incorso nella scomunica comminatagli da Clemente VII), ma a monte dell’accordo c’era l’impegno di Paolo III a sostenere finanziariamente la campagna imperiale contro i pirati di Kair ad-din, il Barbarossa. Nella circostanza infatti la Santa Sede intervenne con un prestito di 225.000 scudi d’oro che sarebbero serviti a assoldare delle truppe mercenarie e armare 30 galere.
Da parte farnesiana l’interessamento rientrava in un più ampio disegno finalizzato alla creazione di uno stato per la famiglia, in particolare per Pier Luigi. Per lui, al momento duca di Castro, il papa mirava alla nomina a duca di Milano. Il patto era rafforzato dal matrimonio – celebrato il 4 novembre sempre del 1538 – di Ottavio, figlio dello stesso Pier Luigi, con Margherita d’Austria, figlia naturale dell’imperatore e vedova del duca di Firenze Alessandro de’ Medici. Il disegno ebbe un rilancio nel corso del 1543, quando in Spagna i membri del Consejo de estado si dissero favorevoli all’accettazione della proposta di Pier Luigi, che offriva due milioni di scudi d’oro per l’investitura del ducato di Milano per Ottavio. Nonostante il milanese rappresentasse per le finanze imperiali un problema grave, e del quale al momento era difficile prevedere una soluzione, Carlo V si oppose all’accettazione della proposta, che cadde definitivamente [sull’episodio Chabod 1961, pp. 83-87].
Svanita la possibilità di un rafforzamento dell’entente con la parte spagnola, il papa bilanciò la politica familiare avviando un’iniziativa parzialmente analoga con la parte francese. La pratica era destinata a concludersi il 30 giugno 1547 con il patto matrimoniale tra Orazio, altro figlio di Pier Luigi, e Diana di Francia, figlia naturale di Francesco I.
Nel frattempo il progetto di uno stato farnesiano si era realizzato: nell’agosto 1545 il papa aveva destinato a Pier Luigi le città pontificie di Parma e Piacenza e lo aveva nominato loro duca.
Sia per la sua collocazione che per la sovrapposizione delle sovranità – quella militare restava in mano agli spagnoli, che vi mantenevano un presidio – il governo del marchesato di Novara era destinato a risentire direttamente dei rapporti tra il ducato e l’impero. All’interno, dove la gestione dell’ordine pubblico non poteva non risentire del doppio vincolo [De Rosa 2006] e dove pesavano i carichi del mantenimento del presidio stesso (il 29 novembre 1560, per esempio, Bernardo Melendes scriveva al duca Ottavio ricordando che quelle spese erano per metà a carico della città [Napoli, Archivio di Stato, Archivio Farnesiano, b. 254.2, cc. 96-97]) e naturalmente in conseguenza di crisi esterne. Così nel 1547, quando Pier Luigi a Piacenza rimase vittima di una congiura sostenuta dal governatore di Milano Ferrante Gonzaga, e così nel 1551-1552, gli anni della guerra di Parma. Nella circostanza per resistere a papa Giulio III intenzionato a ripristinare il dominio della Santa Sede sulle città emiliane e su Novara (che destinò al nipote Giambattista Del Monte [Morbio 1841, p. 221]), Ottavio fu indotto a appoggiarsi alla Francia. In seguito, recuperato il rapporto con Filippo II, Ottavio poté rientrare in possesso dei territori persi, prima Parma e poi Piacenza. Il 21 febbraio 1556 il parmigiano Tiburzio Burzio, agente farnesiano in Francia, scriveva al duca di Parma comunicandogli che a seguito della tregua tra Enrico II e Carlo V (firmata nell’abbazia di Vaucelles il 5 febbraio) i Farnese avrebbero visto riconfermato il possesso di Novara [Napoli, Archivio di Stato, Archivio Farnesiano, b. 262.2, cc. 110-111].
Al di là delle vicissitudini militari, politico-diplomatiche e religiose [Andenna 1994; Cozzo 2015, pp. 138-141], e degli alti e bassi che ne seguirono, resta che a Novara l’azione di governo dei Farnese non fu né ostentata né incisiva. La transizione dal vecchio al nuovo signore, unita alla difficile compresenza dei due poteri – il governatore di nomina farnesiana e il presidio militare spagnolo –, senza considerare la storia pregressa di un territorio segnato nel contado dalla proliferazione dei feudi e in città dai privilegi acquisiti in epoca sforzesca da una classe dirigente rappresentata in un Consiglio detto dei Sessanta o dei Decurioni [Bilotto 1994, pp. 118-119], comportò per tutti i sessant’anni del dominio tensioni continue ai vari livelli dell’amministrazione della giustizia, dell’esazione delle tasse, della gestione delle cacce.
Una lontananza che sembra configurarsi come un’assenza, non compensata da nessuna di quelle presenze rappresentate dalle committenze urbanistiche, architettoniche e artistiche che in varia misura segnarono pressoché ogni altro dominio farnesiano. E neanche da una continuità nella monetazione dal momento che la zecca, quantunque istituita, non fu messa in condizione di continuare [Morandi 1908]. Un dato di fatto, questo della debolezza dell’azione di governo dei duchi, denunciato dal conte Alessandro Anguissola, che alla materia dedicò uno dei venti “pregiudizi” rilevati nella relazione stesa alla fine della sua ispezione del 20 febbraio 1600: «Il settimo pregiudicio è della facoltà di far monete concessa per l’investitura feudale a V.A. et hora si truova levata, poiche già molti anni volendo Rainaldo Tettone metterla in osservanza d’ordine del Ser.mo S.r Duca Ottavio, gli fù vietato da questi ministri ne mai più alc.o vi hà messo mano» (Anguissola 1600, c. [7]r). Dove i ministri chiamati in causa sono tanto quelli di nomina farnesiana che imperiale; la prolungata inosservanza di quanto previsto nel 1538 andava infatti ricondotta sia al «mancamento di qualche ministri di V.A.», sia alla «malignità di qualche altri Regij, che ci sono stati» (c. [10]v). Più avanti ricorderà che «quei ministri si dogliono tutti l’uno dell’altro, et ciasch’uno getta la colpa della negligenza, ò del male governo, sopra l’altro» (c. [14]v)
La conclusione dell’Anguissola era senza appello e denunciava da una parte la progressiva erosione dell’autorità del duca, dall’altra la problematicità dei bilanci («se considera bene l’entrada, et la spesa, conoscerà che […] in questo biennio l’A.V. non ne ha cavato cento scudi, et pure per questo stato conviene di mantenere qua un’ambas.re, uno agente, Avvocati, Procu.re, et sollicitatore», per non dire delle «altre spese straordinarie di ricognitione in Milano», c. [11]v).
Non era solo – non era più solo – una questione di buona o cattiva amministrazione, alla fine del secolo tanto la città quanto il territorio si sentivano del tutto estranei allo stato farnesiano. E al conte Anguissola non restava che prenderne atto sia a proposito del contado, dove i feudatari «non vogliono in modo alcuno riconoscere l’A.V.» (c. [20]r), che dei cittadini, che «sono generalmente si poco inclinati all’obedienza di V.A. et de suoi ministri, che non vogliono confessare ch’ella sia suo padrone, et come tale riconoscerlo nelle occasioni che si presentano» (c. [20]v; affermazione attenuata poco più avanti dalla precisazione che nel Consiglio Maggiore cittadino «molti si truovano devoti all’A.V. et altri poco amorevoli, et si come quei sono delli più accorti et astuti, se ben pochi, tirano con loro bona parte di questi altri sotto pretesto del ben publico», c. [22]v).
Disaffezione o contrapposizione che peraltro non derivavano da una maggiore attenzione a Milano e alla Spagna, che anzi quella condizione di terzietà rispetto ai due poteri («padroni») esterni, e comunque con i Farnesi in funzione di «ammortizzatore», consentiva ai novaresi se non una piena autonomia «una maggiore libertà d’azione» [Bilotto 1994, pp. 118 e 119].
Eppure quella conclusione in minore, e anzi del tutto negativa, non doveva essere stata percepita come un destino obbligato se nei primi anni del dominio non era mancato il plauso levato in pubblico e messo nero su bianco da segnalati rappresentanti dell’élite cittadina. Da Giovanni Agostino Caccia, per esempio, che in una satira indirizzata al governatore Torniello [sulla quale Stella Galbiati 1991, pp. 52-53] aveva cantato il più classico dei topoi, la certezza in una prossima età dell’oro per se stesso e per la città:
Ma s’io non credo ancor, che Pier Luigi
Debbia far rinverdire la bontade,
Poss’ir dannato a li profondi stigi,
Se ’l senno, se ’l valor, se la pietade
Regnano tutti in lui, perchè non devo
Sperar sotto il suo scettro un’aurea etade?
[Caccia, Satira V, in Raccolta 1854, p. 462]
O se un altro letterato cittadino, il giurista e poi canonico Antonio Cerruti, aveva ritenuto opportuno dedicare ai nuovi signori alcuni dei componimenti compresi nel quarto e ultimo dei suoi Carminum libri [Cerruti 1550]: “Ad Paulum tertium Pontificem Max.” (cc. 91v-92r); “Ad eundem in Thuscia hybernantem” (c. 92r-v); “In reditu eiusdem” (cc. 93r-94r); “Ad eundem in morte Caroli Montani” (c. 94r-v); “Ad Victoriam Farnesiam in morte Pauli avi Pont. Max.” (cc. 95v-96v); “Ad Octavium Farnesium in restitutione Parmae” (cc. 98v-99r). Per non dire dei sonetti e delle ottave compresi nell’Allegria di Francesco Reveslà [Allegria di Francesco Reveslà de’ Conti da Castello, sopra la restitutione di Piacenza, e Novara; per il Ser.mo Re d’Inghilterra re Filippo d’Austria; Allo Illmo et Eccellmo S;r il S;r Ducca di Parma, e Piacenza; e Marchese di Novara II; Ottavio Farnese; il testo, conservato in una miscellanea novarese (Novara, Biblioteca Civica Negroni, Cartella E n. 2, cc. 573-603) è edito in Viglio 1907, pp. 16-27].
L’accordo per la cessione di Novara sottoscritto nel febbraio del 1538 prevedeva oltre che la permanenza in città del presidio militare spagnolo anche una possibilità di recesso con la conseguente restituzione. Salva naturalmente la corresponsione del prestito, i cui termini [ora ripercorsi in Andenna 2016, pp. 22-28] sono stati prima richiamati da Carlo Bescapè («Eius tempore anno 1602. Petrus Acevedius Fontium Comes [Pedro Enríquez de Azevedo y Toledo, conte di Fuentes] Mediolani Gubernator a Rainutio Farnesio Parmæ Duce Novariam recuperavit, quam Carolus Imperator anno 1538. militibus tamen Hispanis in arce perseverantibus, ita eius avo feudi nomnine, et Marchionis dignitate concesserat; ut Ducibus Mediolani semper liceret eam redimere» [Bescapè 1612, p. 596]) e poi illustrati e discussi nel dettaglio da Lodovico Sacca in un responso dedicato all’analisi di quel particolare «contractus venditionis cum pacto de retrovendendo» (Sacca 1608, pp. 510-523, resp. C). Prestito che Ireneo Affò indica previsto nella forma di «una pensione di quindici mila scudi a lui [a Pier Luigi], ed a suoi posteri assegnata sui dazi della città, e ducato di Milano» [Affò 1821, p. 33; il dettaglio delle entrate in Morbio 1841, pp. 220-221]. Una condizione, questa, che si sarebbe verificata solo all’inizio del secolo successivo, nel 1603, quando, soprattutto per iniziativa del governatore di Milano, Pedro Enriquez de Azevedo conte di Fuentes, il marchesato tornò a far parte del Milanesado [Cotta 1701, nell’“Indice de nomi” (s.v. Pier Luigi Farnese, c. n.n.) precisa che «della rivocatione dell’Infeudatione di Novara […] fu fatto Instromento a 15: Maggio 1603. da Francesco Maria Biumo Not. della Reg. Cam. di Milano»].
La documentazione relativa al marchesato è conservata soprattutto negli Archivi di Stato di Novara, di Parma e di Napoli:
- a Novara nel fondo Marchesato di Novara, feudi, nobiltà Contado, dipartimento, provincia e negli altri fondi (Legislazione; Instrumenti e atti; Ordinati della città; Patrimonio; Istruzione pubblica…) descritti nella sezione “Antichi regimi” della voce Novara, curata da Giovanni Silengo, della Guida generale degli archivi di stato italiani, III, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1986, pp. 170-173;
- a Parma nel Fondo Farnese, Feudi e Comunità, Novara, bb. 121-129;
- a Napoli nell’Archivio Farnesiano, bb. 254, 259, 260, 262 (il dettaglio nell’Inventario analitico consultabile all’indirizzo http://patrimonio.archiviodistatonapoli.it/asna-web/patrimonio/pezzi-253-265-inventario-analitico/esito.html?page=0&queryLibera=novara&raffina=libera&selID=3se053cf0bd8c1ef&sorting=).
Bibliografia
Affò 1821
Ireneo Affò, Vita di Pierluigi Farnese primo duca di Parma, Piacenza e Guastalla, marchese di Novara ecc., Milano, Giusti, 1821
Andenna 1994
Giancarlo Andenna, Il vescovo Bascapè di fronte alla dirigenza politica della città, in Carlo Bascapè sulle orme del Borromeo. Coscienza e azione pastorale in un vescovo di fine Cinquecento, Novara, Interlinea-Diocesi di Novara, 1994, pp. 81-110
Andenna 2016
Giancarlo Andenna, Un marchesato per un prestito. I Farnese a Novara (1538-1603), in Il Marchesato di Novara: feudo silenzioso. Economia e alimentazione nella Novara del XVI secolo, a cura di Giancarlo Andenna, Giovanni Ballarini, Giampietro Morreale, Mario Tuccillo, [Novara], Accademia italiana della cucina. Delegazione di Novara, 2016, pp. 13-61
Anguissola 1600
Relatione del Stato presente di Novara d’Aless.ro Anguiss.a Conte di Santo Giorgio, et Ambas.re per l’A.S. in Milano (Parma, Archivio di Stato, Fondo Farnesiano, Feudi e Comunità, Novara, 122)
Bescapè 1612
Carlo Bascapè, Novaria seu De ecclesia Novariensi libri duo primus de locis, alter de episcopis, Novara, Sesalli, 1612
Bilotto 1994
Antonella Bilotto, Il governo della città di Novara tra ’500 e ’600, in Carlo Bascapè sulle orme del Borromeo. Coscienza e azione pastorale in un vescovo di fine Cinquecento, Novara, Interlinea-Diocesi di Novara, 1994, pp. 111-122
Bilotto 1997
Antonella Bilotto, Novara, gli Asburgo, i Farnese: strategie politiche alla periferia di uno Stato, in I Farnese. Corti, guerra e nobiltà in antico regime, atti del Convegno di studi, Piacenza, 24-26 novembre 1994, a cura di Antonella Bilotto, Piero Del Negro, Cesare Mozzarelli, Roma, Bulzoni, 1997, pp. 579-594
Cerruti 1550
Antonii Cerruti Carminum libri quattuor, Venezia, Bascarini, 1550
Chabod 1961
Federico Chabod, Storia di Milano nell’epoca di Carlo V, Torino, Einaudi, 1961, pp. 83-87
Cotta 1701
Lazaro Agostino Cotta, Museo novarese, Milano, Eredi Ghisolfi, 1701
Cozzo 2015
Paolo Cozzo, Tra Duca e Governatore: chiese e poteri statali all’epoca di Carlo Borromeo fra Piemonte sabaudo e Lombardia spagnola, in Norma del clero, speranza del gregge. L’opera riformatrice di San Carlo tra centro e periferia della diocesi di Milano, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Milano, 21 maggio 2010, Rocca di Angera, 22 maggio 2010, a cura di Danilo Zardin, Fabrizio Pagani, Carlo Alessandro Pisoni, Valerio Cirio, Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese-La Compagnia de’ Bindoni, 2015, pp. 129-141
De Rosa 2006
Riccardo De Rosa, Ordine pubblico e criminalità a Novara in età farnesiana (1559-1600), «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XCVII, 2006, pp. 241-288
Morandi 1908
Giovanni Battista Morandi, La zecca dei Farnesi a Novara, «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», 1908, 2, pp. 67-71 [riedito nel num. XCVIII, 2007, pp. 89-92]
Morbio 1841
Carlo Morbio, Storia della città e diocesi di Novara, Milano, Dalla Società tipografica de' classici italiani, 1841
Parma 1988
Anna Parma, La corte lontana. Poteri e strategie nel marchesato farnesiano di Novara, in “Familia” del principe e famiglia aristocratica, a cura di Cesare Mozzarelli, Roma, Bulzoni, 1988, vol. II, pp. 487-505
Parma 1998
Anna Parma, Dinamiche sociali ed equilibri di potere in una città del Cinquecento: il caso novarese, Bologna, Clueb, 1998.
Raccolta 1854
Raccolta dei poeti satirici italiani premessovi un discorso intorno alla satira ed all’ufficio morale di essa, di Giulio Carcano, IV, Torino, Società editrice della biblioteca dei comuni italiani, 1854
Sacca 1608
Lodovico Sacca, Responsorum iuris volumen primum, I, Parma, Erasmo Viotti, 1608
Stella Galbiati 1991
Giuseppina Maria Stella Galbiati, Un poeta satirico del Cinquecento. Giovanni Agostino Caccia, Pisa, Giardini, 1991
Viglio 1907
Alessandro M. Viglio, Un carme inedito sopra la restituzione di Piacenza e di Novara a Ottavio Farnese, Novara, Miglio, 1907 [rec. di Francesco Picco in «Bollettino Storico Piacentino», III, 1908, pp. 186-189]
Documenti e immagini
Relazioni
Contributo in rivista 2
| autore | titolo del contributo | Rivista | anno | |
|---|---|---|---|---|
| Giovanni Battista | La zecca dei Farnesi a Novara | Bollettino Storico per la Provincia di Novara | 1908 | |
| Riccardo | Ordine pubblico e criminalità a Novara in età farnesiana (1559-1600) | Bollettino Storico per la Provincia di Novara | 2006 |
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La zecca dei Farnesi a Novara
Bollettino Storico per la Provincia di Novara La zecca dei Farnesi a Novara : Bollettino Storico per la Provincia di Novara -
Ordine pubblico e criminalità a Novara in età farnesiana (1559-1600)
Bollettino Storico per la Provincia di Novara Ordine pubblico e criminalità a Novara in età farnesiana (1559-1600) : Bollettino Storico per…
Contributo in volume miscellaneo 5
| autore | titolo del contributo | titolo del volume | anno | |
|---|---|---|---|---|
| Antonella | Il governo della città di Novara tra ’500 e ’600 | Carlo Bascapè sulle orme del Borromeo. Coscienza e azione pastorale in un vescovo di fine Cinquecento | 1994 | |
| Giancarlo | Il vescovo Bascapè di fronte alla dirigenza politica della città | Carlo Bascapè sulle orme del Borromeo. Coscienza e azione pastorale in un vescovo di fine Cinquecento | 1994 | |
| Anna | La corte lontana. Poteri e strategie nel marchesato farnesiano di Novara | Familia” del principe e famiglia aristocratica | 1998 | |
| Antonella | Novara, gli Asburgo, i Farnese: strategie politiche alla periferia di uno Stato | I Farnese. Corti, guerra e nobiltà in Antico Regime | 1997 | |
| Giancarlo | Un marchesato per un prestito. I Farnese a Novara (1538-1603) | lI Marchesato di Novara: feudo silenzioso. Economia e alimentazione nella Novara del XVI secolo | 2016 |
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Il governo della città di Novara tra ’500 e ’600
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Il vescovo Bascapè di fronte alla dirigenza politica della città
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La corte lontana. Poteri e strategie nel marchesato farnesiano di Novara
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Novara, gli Asburgo, i Farnese: strategie politiche alla periferia di uno Stato
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Un marchesato per un prestito. I Farnese a Novara (1538-1603)
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Libro antico 2
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Responsorum iuris volumen primum, I
Responsorum iuris volumen primum, I : Responsorum iuris volumen primum, I -
Vita di Pierluigi Farnese primo duca di Parma, Piacenza e Guastalla, marchese di Novara
Vita di Pierluigi Farnese primo duca di Parma, Piacenza e Guastalla, marchese di Novara : Vita di Pierluigi Farnese primo duca di Parma…
Monografia 3
| autore | titolo | luogo di edizione | casa editrice | anno | |
|---|---|---|---|---|---|
| Anna | Dinamiche sociali ed equilibri di potere in una città del Cinquecento: il caso novarese | Bologna | Clueb | 1998 | |
| Alessandro M. | Un carme inedito sopra la restituzione di Piacenza e di Novara a Ottavio Farnese | Novara | Miglio | 1907 | |
| Lazzaro Agostino | Museo novarese IV stanza e giunte manoscritte | Torino | Centro Studi Piemontesi, | 1994 |
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Dinamiche sociali ed equilibri di potere in una città del Cinquecento: il caso novarese
Dinamiche sociali ed equilibri di potere in una città del Cinquecento: il caso novarese : Dinamiche sociali ed equilibri di potere in una… -
Un carme inedito sopra la restituzione di Piacenza e di Novara a Ottavio Farnese
Un carme inedito sopra la restituzione di Piacenza e di Novara a Ottavio Farnese : Un carme inedito sopra la restituzione di Piacenza e di… -
Museo novarese IV stanza e giunte manoscritte
Museo novarese IV stanza e giunte manoscritte : Museo novarese IV stanza e giunte manoscritte
Volume miscellaneo 4
| curatore | titolo | luogo di edizione | casa editrice | anno | |
|---|---|---|---|---|---|
| Carlo Bascapè sulle orme del Borromeo. Coscienza e azione pastorale in un vescovo di fine Cinquecento | Novara | Interlinea-Diocesi di Novara | 1994 | ||
| Giancarlo | lI Marchesato di Novara: feudo silenzioso. Economia e alimentazione nella Novara del XVI secolo | Novara | Accademia della cucina, Delegazione di Novara | 2016 | |
| Giancarlo Tuccillo | Il Marchesato di Novara : feudo silenzioso : economia e alimentazione nella Novara del XVI secolo | Novara | Accademia italiana della cucina, Delegazione di Novara, | 2016 | |
| Sergio Morreale | Una terra tra due fiumi, la provincia di Novara nella storia. II l'età moderna secoli XV-XVIII | Novara | Provincia di Novara | 2003 |
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Carlo Bascapè sulle orme del Borromeo. Coscienza e azione pastorale in un vescovo di fine Cinquecento
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Il Marchesato di Novara : feudo silenzioso : economia e alimentazione nella Novara del XVI secolo
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